Turisti e migranti: collisione alla stazione di Como

#Migrazione #Asilo #Italia #Svizzera #Turismo

5 settembre 2016

 

Non è unicamente sulle isole del Mediterraneo che hanno luogo quegli incontri improbabili fra turisti e migranti, quelle “collisioni” tra due umanità che si incrociano spesso senza vedersi (leggi a questo proposito « La Méditerranée plus loin que l’horizon »). Quest’estate è successo a Como, a due passi da dove vivo, lontano dalle spiagge marittime.

di Cristina Del Biaggio

Traduzione: Marco Lupatini

Como (Italia), primo agosto 2016. Su qualche decina di metri quadrati i protagonisti sembrano recitare su un palcoscenico a cielo aperto. È l’impressione avuta osservando i movimenti e i discorsi della costellazione di attori improvvisati presenti nel, e attorno all’accampamento di migranti e di rifugiati di questa città del Nord Italia a qualche chilometro dalla frontiera svizzera.

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Il parco antistante la stazione San Giovanni a Como.
Foto: Alberto Campi | We Report, 2016.

Città simbolo della produzione della seta fino alla fine degli anni 1980, Como ha conosciuto una forte deindustrializzazione prima di reinvestire nel settore del turismo. La città stessa, come pure la sua regione prealpina e lacustre attirano da sempre un gran numero di turisti. Persone facoltose e celebrità come l’attore George Clooney, senza dubbio affascinati dalle sue montagne che cadono a picco nel lago, vi hanno eletto dimora.

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Da Como a Chiasso.
Fondo della calla carta Open Street Map (OSM), 2016.

La stazione internazionale di Como, situata su una piccola collina ai bordi della città, è la porta d’entrata dei turisti - chiaramente solo per quelli che non hanno i mezzi per arrivarci in elicottero. È lì che i taxi li attendono. Le vetture sono stazionate su una fila fra l’edificio della stazione e il parco adiacente dove, da luglio 2016, i migranti si sono insediati in un accampamento di fortuna. A qualche metro, la Croce Rossa ha istallato due container che permettono l’accesso alle strutture sanitarie di base. È anche lì che un’associazione svizzera, Firdaus, imbandisce una tavola con una bandiera della pace a mo’ di tovaglia, su cui dispone quotidianamente il cibo necessario per nutrire 500 persone. È lì che persone senza fissa dimora si vedono “confiscare” dai migranti il loro luogo di riposo abituale. È lì infine che le forze dell’ordine cercano di “mantenere la situazione sotto controllo”. Molti attori all’interno di un perimetro limitato.

Guardiamo un po’ più da vicino cosa succede nella fila dei taxi.

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Distribuzione dei pasti nel parco davanti alla stazione di Como.
Foto: Alberto Campi | We Report, 2016.

Durante un precedente lavoro sul terreno condotto con il fotografo Alberto Campi alla frontiera fra la Grecia e la Turchia nel 2012, avevo già ascoltato attentamente i tassisti. Per loro l’arrivo in gran numero di migranti, desiderosi di arrivare ad Atene, era una vera manna (leggere a proposito “Dans la région de l’Evros: un mur inutile sur la frontière gréco-turque”). Visto che i trasporti pubblici erano rari, i taxi “scortavano” i migranti dalla frontiera fino alle stazioni ferroviarie della linea Orestiada - Alessandropoli. I tassisti si attivavano presto al mattino, contendendosi i migranti che “uscivano dalla foresta” - in realtà una zona di verde lungo il fiume Evros, frontiera fra i due paesi. Un militante della regione spiegava che c’erano state delle bagarre fra tassisti per accaparrassi i migranti, ma che alla fine erano riusciti a mettersi d’accordo per spartirsi questo mercato lucrativo.

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Pannello illustrativo sulle colonne del portico della stazione di Como.
Foto: Alberto Campi | We Report, 2016.
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Turisti alla stazione di Como.
Foto: Alberto Campi | We Report, 2016.
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Il portico della stazione di Como.
Foto: Alberto Campi | We Report, 2016.

A Como, i taxi non si battono per accaparrarsi dei Somali o degli Eritrei; cercano piuttosto gli “altri” stranieri: i turisti agiati. Migranti e turisti non si incrociano praticamente mai, ma a seguito della chiusura successiva dei percorsi migratori e dei punti di passaggio nello spazio Schengen, i primi, che viaggiano da Sud verso Nord, portando come bagaglio unicamente dei sacchetti di plastica, incrociano i secondi che sbarcano con le loro pesanti valigie sulla via dell’albergo. I migranti, loro, non posseggono che una semplice coperta, nel migliore dei casi una tenda. La maggioranza dorme nel parco sotto le stelle.

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Schizzo cartografico della zona attorno alla stazione di Como.
Schizzo: Philippe Rekacewicz, 2016.
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Il parco davanti alla stazione di Como.
Foto: Alberto Campi | We Report, 2016.

Fra il parco e la stazione, la strada usata per veloci operazioni di carico e scarico e la fila d’attesa dei taxi sono una specie di “linea di frontiera”... Normalmente, i turisti non vanno nel parco dove si accampano i migranti, e i migranti non si avvicinano alla stazione, a parte, chiaramente, quando arriva il loro treno. Comunque è qui, sotto le arcate esterne della stazione, che questi due mondi “entrano in collisione”, quando una parte dei migranti ”attraversano la frontiera” (cioè la linea di attesa dei taxi) per istallarsi sotto le arcate che danno accesso alla hall principale della stazione. I turisti che vogliono prendere il taxi devono letteralmente scavalcare i migranti... Senza questa “trasgressione”, non si accorgerebbero di nulla.

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Sul binario del treno diretto in Svizzera, stazione di Como.
Foto: Alberto Campi | We Report, 2016.
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Turisti alla stazione di Como.
Foto: Alberto Campi | We Report, 2016.

Si possono ascoltare i discorsi dei tassisti che aspettano i loro clienti per farsi un’idea della loro percezione di questa realtà. Piccolo monologo fra un tassista loquace e uno muto:

Vedrai, adesso sono calmi, ma sono appena arrivati. Uno o due mesi e inizieranno a ubriacarsi e a drogarsi.
— …
Sai, pagano 3’000 euro per passare, i soldi li hanno dunque...
— …
Il fatto è che tutti gli altri punti di passaggio sono chiusi. Hanno chiuso in Francia e in Austria, e adesso li abbiamo qui noi.
— …
Ma come faranno i turisti per uscire dalla stazione? Presto saranno obbligati a saltare sopra tutti questi migranti !
— …
Bisogna che ci lascino almeno uno spazio libero, altrimenti non possiamo lavorare. »

Visibilmente irritato, uno dei tassisti decide di andare verso il piccolo gruppo di agenti di polizia che sorvegliano la situazione. Poi torna verso il suo collega con un sorrisetto sulla labbra. Qualche minuto dopo i migranti si alzano, piegano le loro coperte e lasciano l’entrata della stazione dove si erano istallati.

Vedi, cominciano a partire ... La polizia ha dovuto infine reagire, e adesso possiamo lavorare tranquilli! »

Soddisfatto, il tassista loquace tace, convinto che la polizia abbia fatto il suo dovere. In verità il treno per Chiasso, in Svizzera, stava entrando in stazione. I migranti sono andati sul binario per salire a bordo. Treno della speranza se passerà la frontiera, treno della disperazione se si arresterà prima.

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